La Lamborghini Calà

22 Gen 2017

La Lamborghini Calà è uno di quei piccoli segreti che si annidano tra le pieghe della storia dell’automobilismo italiano, custoditi da pochi appassionati e sorprendenti nella loro preziosità. Più prosaicamente, si tratta di un concept che non ha mai dato origine ad un modello commerciale, né di serie né in edizione limitata. Ne è esistito pertanto uno e un solo esemplare: quello esposto nel 1995 al Salone di Ginevra, di color giallo vivo e di ottime speranze.

Quel prototipo era già capacissimo di muoversi su strada, rappresentando perciò uno stadio avanzato nello sviluppo del progetto. Ciò nonostante, il consiglio d’amministrazione di Lamborghini non volle darvi seguito: una scelta discutibile che s’inseriva in un contesto di generale instabilità dell’azienda, allora posseduta dall’indonesiana Megatech.

In realtà le caratteristiche della Lamborghini Calà tratteggiavano un’auto innovativa e coraggiosa, capace forse di aprire prospettive commerciali inedite. L’intento del titolare del progetto, la Italdesign di Giorgetto Giugiaro, era di creare un’auto sportiva per (quasi) tutti, un bolide che si assestasse giusto un gradino al di sotto delle vette del lusso. Obiettivo che si sarebbe conseguito dotanto di un motore di buona potenza (400 CV) un veicolo che, per gli standard di allora, era leggerissimo. Telaio in alluminio, carrozzeria in fibra di carbonio e dimensioni ridotte – meno di quattro metri e mezzo – consentivano all’auto di raggiungere una velocità prossima ai 300 km/h. Senza rinnunciare a due sedili posteriori di dimensioni ridotte, atti ad alloggiare bambini.

Il nome della vettura è l’espressione piemontese per indicare “quella là”: una promessa di fama che, ahimè, la Lamborghini Calà non ha potuto mantenere.



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