Il SUV Lamborghini Urus non c’è, ma si vede

29 Set 2015

Il SUV Lamborghini Urus non è ancora in vendita. Anzi, non è nemmeno in produzione. A dirla tutta non esiste neppure la fabbrica che lo assemblerà. E tuttavia a Sant’Agata Bolognese lo si può già ammirare, fiammante nella sua divisa rossa, all’interno del museo della casa del Toro.

Si tratta di una circostanza bizzarra: ci si aspetterebbe che un simile museo servisse da testimonianza della storia e dei successi dell’azienda più che da vetrina dei suoi progetti futuri. Ma pare che alla Lamborghini siano così certi di ciò che vogliono da non temere di prendersi impegni pubblici a medio-lungo termine. Infatti ad essere esposto a Sant’Agata è il concept del modello che venne presentato già al salone di Pechino del 2012, quando però non era chiaro se esso sarebbe divenuto un progetto operativo o fosse destinato a rimanere un esercizio di stile.

Più che l’esemplare messo in mostra, perciò, a convincere sono le ruspe che stanno ponendo le fondamenta di un nuovo stabilimento industriale proprio a ridosso dell’attuale. I tempi sono stretti: i lavori dovrebbero essere completati a fine 2017 in vista del lancio sul mercato di Urus nel 2018. A fronte di un investimento stimato in oltre 700 milioni di euro, l’introduzione del terzo modello Lamborghini e della relativa struttura produttiva porterà i dipendenti della casa del Toro da 1200 a 1700 e più che raddoppierà il numero di vetture immatricolate, che passeranno dalle 2530 del 2014 ad oltre 5000.

In sostanza, Lamborghini prevede di vendere più unità di SUV che di entrambi gli altri modelli messi assieme. Numeri che potrebbero apparire sorprendenti, ma che acquistano significato se si considera che nei mercati cresce, e di molto, la domanda di un’auto di lusso che possa tuttavia soddisfare le necessità di un’intera famiglia. Ciò pone le grandi case di fronte ad un interrogativo: allargare sensibilmente la propria clientela (pur mantenendosi all’interno di una fascia altissima: il prezzo della Urus si aggirerà attorno ai 200.000 €) o rifuggire la tentazione, puntando sul mantenimento di un’aura di assoluta esclusività, stilistica oltre che economica?

Finora soltanto Ferrari sembra aver scelto con decisione la seconda via, rifiutando la prospettiva di mettere il proprio marchio su qualsiasi cosa non sia una sportcar tradizionale, mentre si moltiplicano annunci, indiscrezioni e progetti relativi a diversi super-SUV di varia origine. Si va dalla Maserati Levante, annunciata per la fine di quest’anno, alla DBX di Aston Martin (2019), passando per la peculiare Cullinan di Rolls-Royce e per la nuova Bentayga della Bentley. Il vaso di Pandora aperto dalla Porsche Cayenne nel 2003 non accenna a chiudersi, e pare assolutamente appropriato dire che se ne vedranno delle belle.



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