Ferrari e la borsa

15 Gen 2017

Un bell’articolo di FormulaPassion prova a tirare le fila del primo anno di Ferrari in borsa, sottolineando luci e ombre di una decisione tra le più controverse della storia del Cavallino. Più che ripercorrere ciò che è stato, tuttavia, è interessante cercare di capire che parabola prenderà la più iconica delle aziende italiane ora che numerosi azionisti reclamano di aver voce in merito alla sua gestione – o perlomeno alla distribuzione degli utili.

Partiamo da quel che non succederà: non ci saranno nuovi modelli di categorie radicalmente diverse da quelle che ci siamo abituati ad associare al marchio – le supersportive. Niente berline, GT, SUV o altri aggeggi troppo “ordinari” per meritare l’attenzione dei progettisti di Maranello, coerentemente con quanto si è sempre annunciato.

Fin qui tutto bene. Ma allora dove si recupereranno le risorse necessarie a ripagare gli azionisti dei loro generosi ma interessati investimenti, nonché a coprire il colossale trasferimento di 2,8 miliardi di euro a FCA effettuato all’indomani dello scorporo? L’AD Sergio Marchionne individua due strade atte a raggiungere lo scopo.

La prima consiste nel valorizzare il prestigio del brand in settori diversi da quello automobilistico, potenziando la collaborazione con altri prestigiosi attori del mercato del lusso. Aspettiamoci dunque abiti e accessori “griffati” in quantità superiori al passato, unitamente ai frutti di qualsiasi altra sinergia reputata feconda dall’ufficio marketing del Cavallino. I parchi a tema Ferrari che si van diffondendo in tutto il mondo sono, in questo senso, esemplari.

La seconda è più semplice ma, per molti versi, più dissacrante: l’aumento della produzione. Che la domanda di vetture Ferrari ne ecceda l’offerta è risaputo, essendo questa la pietra miliare su cui il Cavallino ha costruito la propria leggendaria aura di esclusività. Ma le parole di Marchionne, che promette oltre 9.000 unità prodotte nel 2018, lasciano intendere che un nuovo corso è alle porte. D’altronde ai maggiori introiti generati corrisponderanno nuove e accresciute opportunità: un cambiamento forse obbligato, ma certamente interessante da osservare.

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